Pierluigi Arri: L’architettura come viaggio e disegno tra l’india e le alpi
L’architettura non è fatta solo di mattoni e cemento, ma di sguardi, appunti rapidi e visioni catturate su carta.
Esaminando l’opera di Pierluigi Arri (1911-1992), architetto torinese di origini astigiane, collezionata in una splendida casa nell’astigiano, ci si imbatte in un corpus di disegni che racconta molto più di una semplice progettazione: racconta un’epoca, una curiosità intellettuale e una sensibilità artistica rara.
In questo articolo esploriamo la figura di Arri attraverso i suoi schizzi, passando dai paesaggi indiani della metà degli anni ’40 alle riflessioni moderniste sull’architettura alpina.
Chi era Pierluigi Arri?
Nato nel 1911 in una famiglia astigiana, Pierluigi Arri si formò al Politecnico di Torino, laureandosi in architettura. La sua figura è quella di un intellettuale poliedrico: non solo architetto e urbanista, ma anche pittore, incisore e scenografo per il teatro e per il cinema.
La sua attività si è sempre mossa sul confine tra la tecnica costruttiva e l’espressione figurativa. La sua monografia, Pierluigi Arri. Figure, strutture, architettura (1992), testimonia proprio questa sintesi perfetta tra la struttura (l’architetto) e la figura (l’artista).

Il viaggio in oriente: India 1945-1946
Tra i documenti più affascinanti della sua produzione figurano gli schizzi realizzati durante un soggiorno in India nell’immediato dopoguerra. In un’epoca in cui il viaggio era un’esperienza lenta e profonda, Arri utilizzò il disegno come strumento di analisi sociologica e architettonica.
Nelle sue tavole, spesso datate tra il 1945 e il 1946, troviamo:
- Architetture popolari: Schizzi di “Case di tipo medio e popolare” nell’India Nord-occidentale, dove l’occhio dell’architetto analizza i volumi, i porticati e i sistemi di ombreggiamento.
- Scene di vita quotidiana: Schizzi di “Tea Shops” e mercati a Pathankot, arricchiti dalla presenza di dettagli come biciclette, cammelli e passanti, che restituiscono l’atmosfera vibrante di quelle terre.
- Il sacro e il profano: Disegni di moschee e templi indù, dove la linea si fa precisa per catturare la complessità delle cupole e dei minareti.
Questi lavori non sono solo “souvenir”, ma veri e propri studi morfologici su come lo spazio viene vissuto in culture diverse dalla nostra.
Studi per villini in montagna (1947)
Tornato in Italia, Arri applica la sua sensibilità alla ricostruzione post-bellica e allo sviluppo del turismo montano. Un esempio magistrale è rappresentato dai suoi “Studi per villini in montagna” del 1947, realizzati con la tecnica dell’acquaforte.
Qui Arri sperimenta con il linguaggio del modernismo: i tetti a falda unica molto inclinata, l’integrazione con la pietra locale e l’uso sapiente del legno. I suoi schizzi mostrano piante razionali, dove ogni “camera” e “soggiorno” è studiato per massimizzare la luce e il calore, dimostrando che l’estetica rurale può dialogare con la modernità.

L’Eredità di un Architetto-Artista
L’opera di Pierluigi Arri ci ricorda che l’architetto, prima di costruire, deve saper vedere. I suoi disegni sono una lezione di metodo: la mano segue l’occhio nel comprendere la struttura segreta delle cose, sia che si tratti di una capanna in fango e paglia nel Punjab o di uno chalet d’avanguardia sulle Alpi.
Per chi si occupa oggi di architettura e design, riscoprire gli schizzi di Arri significa tornare alla radice del progetto: il segno grafico come primo atto di creazione.






























































